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In Sicilia non c'è solo la Fiat. Altri settori, dal turismo al commercio, rappresentano la vera ossatura del sistema imprenditoriale dell' Isola. Ne è convinto Pietro Agen, presidente di Confcommercio Sicilia, che ieri a Palermo, insieme con la sua giunta, ha sottoscritto un documento da far recapitare direttamente ai presidente della Regione, Raffaele Lombardo.
Obiettivo? Fare tornare all'attenzione dei governo i veri problemi della Sicilia al fine di far rimettere in moto l'economia regionale.
Come? Confcommercio indica la via: «Si potrebbe partire da un piano di investimenti finalizzati alla riconversione, ristrutturazione e adeguamento degli edifici pubblici siciliani che rimetterebbe in modo l'edilizia e tutto l'indotto che ruota intorno ad essa». Ma la ricetta di Agen passa soprattutto da commercio, servizi alla persona o alle imprese, e del turismo, settori portanti dell'economia siciliana.
«Anche perché», ha osservato Agen, «gli investimenti in questi settori possono avere un effetto moltiplicatore sette volte pi alto rispetto a quelli in altri comparti». «La Regione», si legge nel documento di Confcommercio, «non perda di vista la necessità di concentrare le risorse, che siano provenienti dai fondi Fas, o del Po-Fesr, su quelle realtà imprenditoriali necessariamente territoriali e che non possono essere delocalizzate, quali sono quelle turistiche, che nel patrimonio culturale e ambientale locale hanno la propria ragion d'essere ed il profitto».
«Persino Torino», ha osservato Agen, «ha capito che la sua economia non può essere basata soltanto sulla Fiat. E per questo, da alcuni anni, ha scelto di puntare su cultura e turismo. Il Piemonte lo ha compreso. Perché non dovrebbe farlo anche la Sicilia?», si chiede Agen. Che aggiunge: «Non si può continuare a credere, in maniera anacronistica, nello sviluppo industriale in una terra che esprime soprattutto cultura, storia, archeologia, ambiente».
Confcommercio Sicilia ritiene quindi validi e necessari gli ammortizzatori sociali ed altri strumenti di tutela del reddito e gli incentivi all'occupazione, ma non ritiene condivisibili, conclude il documento di Confcommercio, «azioni di sostegno o di compartecipazione a iniziative della grande impresa che negli anni si sono rivelate fallimentari e che continueranno ad esserlo, malgrado gli aiuti, illudendo ancor più i lavoratori».
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