Martedì 17 Settembre 2019
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IL CAFFÈ DEI GRAVIANO: CONFISCA DEFINITIVA PER LA "ITI ZUC" DI CORSO DEI MILLE

09/04/2010

Confisca definitiva per una delle aziende palermitane più conosciute. È la «I.T.I. Zuc Sri», di via Antonio Ugo, nei pressi di corso dei Mille, che commercializza caffè e zucchero controllata dai fratelli Giuseppe e Filippo Graviano attraverso «qualificati prestanome». L`azienda era molto nota in città con un`altra denominazione, la «Iti Caffè», coinvolta poi in un dissesto finanziario e rinata, spiegano gli inquirenti, con un altro nome per salvaguardare le risorse della società. L`azienda era stata sequestrata e confiscata in primo grado dai giudici della sezione misure di prevenzione (presidente Cesare Vincenti, giudici Emilio Alparone e Guglielmo Nicastro) che avevano accolto le richieste della procura e della Dia e poi il provvedimento è stato confermato in appello e adesso anche dalla Cassazione. La ditta da anni è stata sotto amministrazione controllata e il professionista nominato dal tribunale ha dovuto affrontare difficoltà piuttosto ricorrenti nella gestione dei beni mafiosi. Operai e impiegati assunti in nero, debiti previdenziali, forniture in calo dopo l`estromissione da parte dei giudici dei padroni mafiosi. La ditta aveva accumulato centinaia di migliaia di euro di debiti con l`Inps per il mancato versamento dei contributi durante la precedente gestione e questo ha creato non poche difficoltà al nuovo amministratore. Il provvedimento di confisca ha interessato il capitale sociale, nonché il complesso dei beni aziendali della «I.T.I. Zuc Srl», per un valore di 5 milioni di euro. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i capimafia di Brancaccio attraverso alcuni prestanome, tra i quali l`avvocato Domenico, Memi, Salvo, Salvatore Inzerillo e Domenico Quartararo(tutti arrestati dalla Dia nel 1999 nell`ambito dell`operazione «Lince», e condannati con sentenza definitiva), hanno rivestito un ruolo attivo e decisivo nella gestione della società. L`attività di controllo, sostiene la Dia era stata direttamente garantita da Inzerillo, commerciante di 38 anni, conosciuto a Brancaccio con il soprannome di Bombolicchio e con il notevole contribuito dell`avvocato Salvo. Avrebbero informato i Graviano riguardo la gestione economica della ditta e procacciato affari, anche al di fuori dei confini italiani. Grazie alle entrature mafiose, la «I.T.I.» era riuscita ad esempio ad esportare in Canada, con l`aiuto della famiglia Cuntrera di Siculiana, prima emigrata in Venezuela e poi in Canada. La vecchia «Iti Caffè» importava materia prima dal Guatemala e dalla Giamaica e poi esportava ovunque.
La «I.T.I. Zuc srl» dal 2000 risultava di proprietà di Elena e Domenico Trama, figli giovanissimi di Elio Trama, socio fondatore, condannato con sentenza passata in giudicato per bancarotta fraudolenta. I Traina hanno fatto ricorso alla Suprema corte che per lo ha respinto, rendendo il provvedimento definitivo.

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